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Borgo Fantasma di Celleno (VT)

Lungo la strada provinciale “teverina”, che parte da Viterbo fino a sfiorare i confini dell'umbria presso Sermugnano (VT), si incontra uno dei luoghi più insoliti, suggestivi, ma anche meno conosciuti non solo della Tuscia, ma anche di tutto il Lazio: il Borgo Fantasma di Celleno.

Celleno ha due “anime”, infatti il paese dove attualmente risiede la popolazione cellenese (circa 1300 anime) non coincide con il borgo presso il quale ha vissuto in passato, quello che ora è conosciuto come Celleno Antica e che, data la ricchezza di storia, di tradizioni, di usi e costumi tramandati nel tempo e per il fascino delle architetture (abbandonate sì, ma pronte per raccontare e raccontarsi al visitatore), per forza di cose è divenuto uno dei punti di interesse del turismo nella Tuscia.

Hotel Borgo Celleno

Celleno Antica dista solo 15 di km dalla sicuramente più conosciuta Civita di Bagnoregio, la “Città che muore” e di questa possiamo tranquillamente affermare esserne la “cugina”: sorgono entrambi su speroni tufacei che vengono erosi costantemente da più agenti atmosferici e ai loro piedi, anche da due torrenti e questa situazione idrogeologica per forza di cose ha conferito i lugubri soprannomi ad entrambi i borghi; ma se Civita ancora conta qualche abitante (tra i 7 e le 10 persone) l'Antica Celleno è completamente disabitata.

Martoriata da numerosi smottamenti, soprattuttuo durante gli anni '30 del Novecento, Celleno era divenuto oggettivamente un luogo pericoloso per i suoi abitanti, talmente pericoloso che l'allora presidente della Repubblica Luigi Einaudi nel 1951 emanò un'ordinanza che obbligava i cellenesi a lasciare le proprie case per trasferirsi verso una località più sicura a 1,5 km dall'antico villaggio.

Da allora il Borgo di Celleno divenne progressivamente “fantasma”, disabitato, con le sterpaglie che progressivamente si impossessarono delle strutture rimaste e senza alcuna attrattiva per qualsivoglia turista. A partire dal 2018, i cellenesi si misero in moto per valorizzare nuovamente le proprie radici. Estirparono le erbacce, misero in sicurezza i ruderi, crearono passaggi pedonali tra gli antichi edifici e, cosa più importante, iniziarono a segnalare sulla strada principale la presenza del “Borgo Fantasma”. Sempre più curiosi, magari di ritorno da Civita, si iniziano a fermare, sui social iniziano a circolare delle foto, qualcuno lascia le prime recensioni sul web della propria visita e così, a piccoli passi, con il costante aumento dei visitatori, il caratteristico Borgo Antico di Celleno inizia ad essere sempre meno “fantasma”, tanto è vero che ormai fa parte de “i luoghi del cuore” del FAI, il fondo ambiente italiano.

Arrivati ai piedi dell'antica Celleno si incontra piazza del Mercato e per raggiungere il borgo si attraversa una scalinata in salita (via del Ponte) che conduce alla Porta Vecchia, dalla quale si manifesta la piazza del paese, piazza del Comune, antico cuore pulsante della Celleno che fu: qui si trova quello che è sicuramente l'edificio più suggestivo e meglio conservato, ovvero il Castello Orsini, ma anche il Campanile di San Donato (con il suo orologio), il rudere della (ex) chiesa di San Carlo e la chiesa parrocchiale di San Donato.

L'austero Castello Orsini ottimamente conservato è circondato da un fossato e si può raggiungere tramite la relativa strada: da qui si possono ammirare le arcate del ponte che porta all'entrata del Castello. Nel 1973 venne acquistato dall'artista Enrico Castellani che restaura il castello e lo elegge a propria abitazione fino al 1° dicembre 2017, giorno della sua morte. Il castello è visibile solo dall'esterno ma, nel corso di alcune giornate durante l'anno è possibile accedervi ed ammirare alcune delle sue stanze, mentre altre rimangono tutt'ora non accessibili per motivi di sicurezza.

La chiesa di san Donato, patrono di Celleno, fortunatamente ancora conserva il portale il stile gotico-romanico e alcune parti di mura, ma è privo di soffitto mentre decisamente in ottime condizioni è la Chiesa di San Carlo, con il suo portale in basaltina lavorata; una curiosità, questa chiesa, che iniziò ad essere costruita nel 1615 è stata realizzata grazie alle offerte dei fedeli cellenesi. La chiesa di San Carlo ospita ora una mostra permanente di grammofoni.

Questa alternanza di palazzi restaurati o ben conservati e di ruderi quasi inghiottiti dalla natura crea uno scenario veramente affascinate, un contrasto quasi armonioso, abbellito sia da opere d'arte in ferro battuto che di antichi utensili e strumenti di lavoro che sono inno alla vita, un richiamo all'antica laboriosità dell'antico borgo.

Celleno però non è solo tufo e ricordi: percorrendo l'antica via Maggiore, ora sentiero delimitato da staccionata e lasciandosi l'antico abitato alle spalle, si può godere di un bellissimo panorama sulla zona cellenese della Valle dei Calanchi, un colpo d'occhio veramente interessante che permette di scorgere anche il Monte Soratte nelle giornate più terse.

Durante il periodo di Natale il borgo fantasma di Celleno ospita il caratteristico presepe vivente mentre la seconda domenica di giugno si celebra con degustazioni ed eventi l'eccellenza del territorio cellenese: la ciliegia.
Nel 2018 Celleno è stata l'unica località della provincia di Viterbo selezionata dal Fondo Ambiente Italiano per le “giornate FAI d'Autunno”, momenti durante i quali circa 600 tra borghi, giardini e castelli aprono ai visitatori luoghi solitamente inaccessibili o chiusi al pubblico.